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Radici

La radice di ogni sofferenza è la separazione . Se percepiamo il nostro corpo separato dal mondo intorno a noi, il corpo limitato alla superficie della pelle e il mondo fuori come non noi, questa separazione crea una grande sofferenza.
Tutto il nostro senso di chi siamo e che cosa siamo è basato sulle nostre sensazioni corporee e sull’immagine del corpo.”
Sigmund Freud

CHAKRA

Con lo yoga l’individuo può ritrovare nel profondo del suo essere l’energia ancestrale primaria (kundalini) racchiusa nel chakra più basso e ripercorrerne le tappe evolutive simbolizzate nei chakra successivi. Il primo chakra è simbolo dell’energia primaria, il secondo della vita organica, il terzo è simbolo della trasformazione della materia esterna in energia, il quarto del superamento della paura del mondo, il quinto della memoria filogenetica che si fa cosciente, il sesto della visione totale, del superamento della dualità, della sintesi, del ritorno alla totalità, dopo aver percorso fino in fondo il processo evolutivo che porta all’individuazione.

Lo Yoga riproduce il percorso compiuto dall’evoluzione filogenetica, per passare dall’esistenza inconscia alla coscienza. Nella sequenza dei Chakra, infatti, si produce la storia evolutiva a partire dalla progressiva trasformazione della materia primordiale, la Kundalini (inconscio), fino ad arrivare, attraverso trasformazioni successive, al Simadhi (la coscienza pura).
Con lo Yoga l’individuo può “discendere” nel profondo di sé, fino a scoprire l’energia ancestrale totipotente nascosta nelle sue viscere, racchiusa nel Chakra più basso, il Muladhara, e simbolizzata dalla Kundalini. Questa energia, riscoperta, va poi assimilata, trasformata e resa cosciente, progressivamente, per tappe successive e ben precise.
In ogni Chakra si cela il simbolo di una di queste tappe evolutive.

Muladhara, situato tra l’ano e i genitali, significa “radice” e rappresenta la radice di Sushumna, asse centrale del corpo, dove Kundalini riposa. Questo primo Chakra rappresenta così il caos iniziale, la totalità creatrice da cui ogni cosa prende inizio. Il suo numero è il quattro, simbolo di ciò che è manifesto. La sua figura geometrica è il quadrato, che rappresenta la terra, grande madre primordiale, e anche il numero sui petali è quattro. La sua Dea è Dakini, la strega, l’inconscio terrifico che tutto attira. Il suo Dio è Brahma, il creatore, il padre degli Dei che con la grande madre Dakini costituisce l’urobos primordiale. Il suo veicolo (Airavata) è l’elefante bianco, simbolo della memoria, quasi a testimoniare la presenza in questo Chakra della nostra memoria filogenetica. Il suo colore è giallo, colore della materia primordiale, complementare al viola, colore dell’etere espresso nel settimo Chakra (posto tra il corpo fisico e il corpo etereo); rosse sono le vibrazioni dei suoi petali e la fusione di questi due colori ci porta all’arancione del Chakra successivo.
Legati ai simboli dell’inizio della storia dell’universo si ritrovano anche gli organi più antichi del corpo, come se il corpo stesso rappresentasse una sorta di “modello cosmico”, in cui si riproducono gli stadi della creazione, così dall’elemento terra del Muladhara prendono origine la carne e le ossa, l’organo di senso ad esso legato, l’olfatto, relato alla parte più antica del cervello. Gli organi d’azione sono i piedi, base di questo “tempio” che è il corpo dell’uomo. Il suo Guna è Tamas (vedi Riza aprile 1985).

Svadhisthana è il secondo Chakra situato dentro alla Yoni, o alla radice del pene. Significa “forza vitale del Linga” e simbolizza la vita che, iniziata, si conserva. L’elemento di questo Chakra è l’acqua primordiale (ora separata dalla terra), in cui si sviluppa la vita organica. I petali del fiore sono sei, numero che rimanda all’inizio dell’unione del cielo con la terra, delle tenebre con la luce, del conscio con l’inconscio, e qui forse segna il passaggio dal mondo minerale al mondo organico. Il suo colore è l’arancio con vibrazioni vermiglie e proprio la luce rossa è necessaria ai primi processi vitali germinativi.
La Dea è Rakini, deità terrifica che preside il potere del femminile come creatore. Il suo Dio è Vishnu che è, rappresentato come salvatore e conservatore del mondo. Il veicolo Chakra Svadhisthana è Makara, una sorta di anfibio, mezzo pesce e mezzo coccodrillo, principio di vita e di fecondità, in grado di garantire la continuità nel tempo e la salvezza dalle tenebre.
Il suo segno geometrico è il cerchio, simbolo dell’acqua. Dal punto di vista del “corpo fisico”, dall’acqua prende origine il sangue e gli organi ad essi legati sono i genitali, i reni, e i surreni, Sempre collegati all’acqua, all’origine e alla perpetuazione della vita.
Il suo Guna è ancora il Tamas.

Manipuraka è il terzo Chakra, situato dietro all’ombelico e così chiamato per la presenza in esso del “fuoco ardente (Tejas)”, che brilla come una gemma (Mani). Il suo elemento infatti è proprio il fuoco (la cui figura geometrica è un triangolo rovesciato), simbolo del potere di distruggere e trasmutare ogni materia in un’energia differente e più sottile.
La sua deità maschile è Rudra, il ditruttore del creato, sulla cui mano siede la Dea Lakini, la benefattrice.
A questo Chakra è legato quindi il potere di convertire l’energia del creatore in energia individuale: esso governa gli organi dell’apparato digerente e le relative funzioni della digestione e dell’assimilazione. Tal funzioni rappresentano proprio la capacità dell’individuo di distruggere il mondo esterno e trasformarlo in se stesso, assimilandolo e prendendone coscienza.
Dieci sono i suoi petali e dieci è il numero dell’universo che, nell’individuo, sta tornando all’unità.
Il veicolo del Manipuraka Chakra è l’ariete, simbolo del potere solare, legato al fuoco.
Il suo colore è il rosso fiamma, che diventa verde nei petali del fiore, annunciando il passaggio al Chakra successivo.

Anahata è il quarto Chakra, il cuore del loto, dove risiede l’amore. Anahata significa suono interno. Pavana, il vento è la sua deità maschile e Kakini, il corvo femmina, che si muove nel vento, è la sua Shakti, deità femminile. Il Lingam e la Yoni sono gli organi d’azione legati a questo simbolo dell’amore.
In esso il mondo, ormai assimilato, non fa più paura e si trasforma da spaventoso abisso a dispensatore di amore, vita e coscienza. Il suo colore infatti è il verde, esso rimanda all’inconscio benefico di una natura generosa che dispensa e aiuta. Le vibrazioni dei suoi petali sono arancio, che, unendosi col verde, passerà nel blu del Chakra successivo.
Nel numero dodici, che contraddistingue i petali del suo fiore e richiama i dodici segni zodiacali (rappresentati da dodici deità femminili) tutto il cosmo è contemplato, seppur non ancora sperimentato. Nell’Anahata Chakra, il cui segno geometrico è il semicerchio, è racchiuso il potere di dominare l’elemento aria, cioè il tramite più sottile di comunicazione tra il cosmo stesso e l’individuo.
Gli organi che questo Chakra sottende, il cuore e i polmoni, attraverso il movimento totale, scandiscono il ritmo dell’universo.
Nel centro dell’Anahata vi è un Mandala a sei vertici, una stella a sei punte, simbolo dell’equilibrio tra i due mondi: luce e tenebre, terra e cielo, femminile e maschile, inconscio e conscio. Il Guna è Rajas.

Vishuddha è il quinto Chakra; il suo nome significa “puro”, “etereo” e il suo veicolo è ancora un elefante bianco (come nel primo Chakra), posto qui a simbolizzare la memoria filogenetica che, con l’apertura di questo Chakra, diviene memoria cosciente.
L’organo d’azione è la tiroide, ghiandola che governa tutto il metabolismo corporeo, controllando la “trasformazione” della materia corporea in mentale e viceversa.
In questo Chakra si arriva sulla “soglia della grande liberazione” acquistando la capacità di avere l’effetto dominio sulla materia. Nel Vishuddha è presente, come nel Manipurak, il Tejas, potenza trasformatrice del fuoco che, come nel terzo Chakra trasformava il mondo esterno e ne permetteva l’assimilazione; in questo quinto Chakra “brucia” la materia corporea stessa, trasformandola e avvicinandola sempre di più allo spirito.
Il suo Dio è Sadha-Shiva, il cui corpo è metà giallo e metà bianco, a significare l’integrazione del maschile col femminile e nelle cui mani tiene, tra gli altri strumenti, il tridente, che simbolizza l’inizio, in questo Chakra, del potere sui tre mondi (il mondo degli Asura, il mondo Umano, il mondo Divino) e il serpente simbolo del potere sullo scorrere del tempo, quindi su tutto ciò che è manifesto.
Accanto al Sadha-Shiva c’è la Shakti Sakini, anch’essa bianca, vestita di giallo, seduta su delle ossa, proprio a significare il controllo dell’intero corpo, a partire dal Chakra pià basso. Il suo simbolo geometrico è un triangolo rovesciato con dentro un cerchio, il fuoco che avvolge l’acqua e la domina.
Il numero dei suoi petali è sedici, cioè il quadrato di quattro che nel primo Chakra esprime la manifestazione e, con la sua quadratura, in questo Chakra, esprime la presa di coscienza di ciò che è manifesto (Non a caso i pitagorici prestavano giuramento “per il quadrato di quattro”).
Questo Chakra comanda le diramazioni nervose che trasmettono percezioni in tutto il corpo e si trova in particolare relazione con sedici punti, che vanno dagli alluci al centro del vertice del capo.
La Deità tutelare del Vishuddha è Chandra, la luna, a confermare il raggiungimento del potere lunare nel femminile.
Il suo Guna è Sattva.

Ajna è il sesto Chakra e significa “centro del comando”. E’ il “terzo occhio” degli Yogi, situato tra le sopracciglia, simbolo della “visione” totale del superamento della dualità tra interno ed esterno, tra conscio e inconscio, tra fisico e mentale.
La sintesi operata da colui che arriva ad aprire questo Chakra è espressa dalla luce bianca (somma di tutte le frequenze luminose) che lo contraddistingue e dal cerchio da cui si dipartono due soli petali a significare la dualità che converge in uno.
La sua dea è Hakini anch’essa interamente bianca, seduta su un loto bianco con sei facce ognuna con due occhi, e con due delle sue sei facce atteggiate nel gesto della conoscenza (Jnana-Mudra): “pura è la sua mente”.
Il suo Dio è Shiva Itara, posto nel pericarpo del fiore dentro la yoni nella sua forma fallica di lingam con tre occhi e simile al lampo. Sopra di essi, che rappresentano la totalità priva di opposti, vi è l’Atma intera che risplende come una fiamma, simbolo del sé.
Qui, la situazione originaria dell’uroboro primordiale che tutto riconduce a sé in un continuo ciclo di morti e rinascita è stata completamente superata.
Maya ha ceduto il posto all’uomo integrato, ermafrodito, signore sia del potere lunare del femminile (Hakini) sia di quello solare del maschile (Shivalinga).
Con l’avvento dell’esperienza dell’unità con il Brahman l’esperienza viene conquistata la durata eterna e la liberazione dalle rinascite: il processo di individuazione è terminato.
“Famosissimo e longevo, egli divenne il Creatore, il Distruttore e il Conservatore dei tre mondi”.
Anche dal punto di vista del corpo fisico, Ajna chakra è in relazione con il “centro di comando” del fluire inconscio di tutti gli eventi psicofisici, l’ipofisi, ghiandola suprema, regolatrice e integratrice del sistema psiconeuroendocrino. Anche qui ritroviamo, confermato, quindi, il controllo e il potere dell’individuo sulla sua totalità. La sua definitiva separazione dallo spettro del “drago” uroborico che non potrà più riassorbirlo in sé.

Quando lo yogi chiude la causa che pende senza sostegno e che egli ha imparato a conoscere, allora egli vede al centro e al di sopra scintille di fuoco che rifulgono distintamente (Tantranusarena).

Trattato di uno Yogi

Come l’elettricità arriva alla lampadina tramite un filo, allo stesso modo l’Energia Cosmica fluisce dal midollo nella spina dorsale astrale e nei suoi sette chakra. Il midollo spinale può essere paragonato ad un filo. In esso sono localizzati questi sette centri di luce che sono centri sussidiari per la conduzione e lo smistamento della corrente vitale in tutto il corpo. Il corpo non è altro che questa energia condensata della spina dorsale astrale. Come gli atomi invisibili di idrogeno ed ossigeno possono essere condensati in vapore, acqua e ghiaccio visibili, così la luce può essere trasformata in un corpo che non è altro che energia congelata. Devi perciò lasciar andare tutte le paure di malattia e incidenti; il tuo corpo, essendo nient’altro che energia, non può essere danneggiato. Quando realizzi questo, sarai libero.

L’Energia Cosmica entra dal midollo allungato per essere immagazzinata nel cervello, e da lì discende nei sette chakra, alimentando i sette elementi di cui è composto il corpo. Quando queste sette luci si sono ritirate dal corpo con la morte, il corpo si disintegra.

Nel passare dalla coscienza del corpo a quella dello Spirito, si sperimentano queste sette dinamiche porte d’energia, situate nell’asse cerebrospinale astrale. L’anima deve lasciare il corpo fisico, astrale e spirituale tramite le sette porte astrali allo scopo di raggiungere ed immergersi nello Spirito. Dopo che eleva la sua coscienza dal corpo fisico, deve sbloccare, e passare attraverso le sette porte astrali nella spina astrale.

Il corpo astrale è composto di diversi livelli di vibrazione, manifestandosi in diversi colori e voci, o suoni di molte acque, o elementi vibratori. Si è detto che questo corpo astrale di molte luci e colori emana dagli elementi. Questi elementi sono: il super-etere nel midollo, l’etere nel plesso cervicale, l’aria nel plesso dorsale, il fuoco nel plesso lombare, l’acqua nel plesso sacrale e la terra nel plesso coccigeo.

Il corpo astrale, oltre a manifestare specifici suoni da ognuno dei sette centri, manifesta anche l’impareggiabile voce come il suono di molte acque, che include sia gli elementi fisici ed astrale del macrocosmo e microcosmo. Lo yogi può distinguere, con elevati metodi spirituali, i diversi suoni della sinfonia astrale, che emanano dai plessi, nel modo seguente: Midollo - sinfonia astrale OM di tutti i plessi; Cervicale - il fragore dell’oceano; Dorsale - le campane che echeggiano a lungo; Lombare - arpa; Sacrale - flauto; Coccigeo - il ronzìo del calabrone. Inoltre lo yogi ascolta l’impareggiabile Voce Cosmica o Suono dell’OM, che emana da molte acque o elementi, costituenti l’intero universo macrocosmico e microcosmico fisico, astrale ed ideazionale. Quindi, il suono di molte acque di cui ha parlato S.Giovanni nel Vangelo, è composto da specifici suoni astrali dei sette plessi e dell’impareggiabile Suono Cosmico di Om. Entrambi i tipi di suono sono intuitivamente uditi dallo yogi che ha percepito o avuto la visione del corpo astrale.

Inoltre, i sette centri astrali e i loro sette elementi sono manifestati come sette stelle di luce. I sette elementi, spazio-beatitudine (l’elemento estremamente sottile in cui dimora la beatitudine), super-etere (l’elemento sottile semicosciente e vibratorio attraverso il quale vengono trasmessi i pensieri), l’etere (l’elemento sottile vibratorio dell’energia), aria, fuoco, acqua e terra (di cui è composto il corpo) non sono altro che i sette loti di forza vitale o le sette correnti congelate che si irradiano a stella.

Pulp biblico

“Ezechiele 25,17…Il cammino dell’ uomo timorato è minacciato da ogni parte dall inequità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perchè egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e in fine a distruggere i miei fratelli e tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quandrò farò calare la mia vendetta sopra di te.”

Gatti nel cielo color vaniglia

Te lo dirò in un’altra vita quando saremo due gatti.

Vanilla sky